Words
Be careful of words,
even the miraculous ones.
For the miraculous we do our best,
sometimes they swarm like insects
and leave not a sting but a kiss.
They can be as good as fingers.
They can be as trusty as the rock
you stick your bottom on.
But they can be both daisies and bruises.
Yet I am in love with words.
They are doves falling out of the ceiling.
They are six holy oranges sitting in my lap.
They are the trees, the legs of summer,
and the sun, its passionate face.
Yet often they fail me.
I have so much I want to say,
so many stories, images, proverbs, etc.
But the words aren’t good enough,
the wrong ones kiss me.
Sometimes I fly like an eagle
but with the wings of a wren.
But I try to take care
and be gentle to them.
Words and eggs must be handled with care.
Once broken they are impossible
things to repair.
Parole
State attenti alle parole,
anche a quelle miracolose.
Per le miracolose diamo il meglio,
brulicano alle volte come insetti
lasciando non un pizzico ma un bacio.
Possono essere buone come le dita.
Possono essere affidabili come le rocce
su cui mettiamo il sedere.
Ma possono essere sia margherite che ferite.
Eppure io le amo.
Sono colombe cadute dal soffitto.
Sono sei arance sacre appoggiate in grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, con il suo volto appassionato.
Eppure spesso mi deludono.
Ho così tanto da dire,
così tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non ce la fanno,
mi baciano quelle sbagliate.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali dello scricciolo.
Provo comunque a prendermene cura
e ad essere gentile.
Uova e parole vanno maneggiate con cura.
Una volta rotte non si possono
riparare.

ANNE SEXTON
La zavorra dell’eterno
Milano, Crocetti Editore, 2016
(fuori catalogo, purtroppo)
Traduzione di Cristina Gamberi
La poesia Words di Anne Sexton è un piccolo manifesto sull’ambivalenza del linguaggio. Le parole sono «margherite e ferite», strumenti di bellezza e meraviglia ma anche potenzialmente pericolose. Possono accarezzare come dita, ma possono anche tradirci, lasciarci soli proprio quando pensavamo di averle domate.
Anne Sexton, poeta americana fra le voci più potenti della confessional poetry, scrive di sé, del dolore, della maternità, della salute mentale e della morte con un linguaggio acceso, personale, diretto. Dietro alla musicalità delle sue immagini c’è sempre un’ombra, una crepa, un’urgenza autentica. In questa poesia, però, si concentra su uno dei suoi strumenti fondamentali: le parole. Ne è innamorata, ma le riconosce come creature instabili. Dice: «Ho così tanto da dire, / così tante storie, immagini, proverbi, ecc. / Ma le parole non ce la fanno».
È una sensazione comune a chi scrive, traduce, legge. L’idea nella mente è nitida, perfetta. Poi arrivano le parole, e appaiono sempre un po’ imperfette. Eppure, sono l’unico strumento che abbiamo per costruire ponti, raccontarci, comprenderci.
Le parole come uova
La chiusa della poesia è semplice e potente: «Uova e parole vanno maneggiate con cura. / Una volta rotte non si possono riparare».
È una lezione che riguarda chiunque usi le parole: chi scrive, chi traduce, gli insegnanti, i genitori, i comunicatori. Tutti. Le parole fanno accadere le cose: costruiscono mondi, assegnano nomi, creano legami, ma possono anche ferire e dividere.
Questa consapevolezza è centrale anche nel mio lavoro di traduttrice. Tradurre significa affrontare il doppio passaggio tra l’idea dell’autore e la sua formulazione linguistica, e poi ancora tra quella formulazione e una nuova lingua. È un gesto delicato, imperfetto per definizione, ma anche profondamente creativo.
Essere responsabili delle parole
Credo che la poesia di Anne Sexton ci inviti, prima di tutto, a un’autentica etica della parola. Le parole non sono mai solo parole: sono atti, sono scelte, sono prese di posizione.
Per chi scrive e traduce, ma anche per chi comunica ogni giorno, è essenziale assumersi la responsabilità di ciò che diciamo e scriviamo. Anche – e forse soprattutto – quando le parole sembrano non bastare.
Forse non saranno mai perfette, ma restano il mezzo con cui diamo voce ai nostri pensieri, ai nostri affetti, ai nostri mondi interiori. E per questo non smetteremo mai di amarle, proprio come Sexton.
Se vuoi scoprire la donna dietro i versi, è appena stato ripubblicato da Le Lettere il volume Anne Sexton. Una Vita di Diane Wood Middlebrook: l’unica biografia autorizzata della poeta americana.
Ha il merito di ricostruire la storia di una donna dalle molte anime: la casalinga degli anni Cinquanta, la seduttrice dall’ironia travolgente, la poeta che, a dispetto dell’alcolismo e della malattia mentale che la portarono al suicidio nel 1974, riuscì a ottenere il premio Pulitzer e a rivoluzionare il linguaggio in versi.



Lascia un commento