Femminili e parità di genere

Femminili e parità di genere

Nonostante siano passati tanti anni dalla pubblicazione delle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana di Alma Sabatini*, l’uso del femminile per alcuni ruoli professionali incontra ancora numerose resistenze. Uno degli ultimi casi ad aver riacceso la discussione è quello di Beatrice Venezi che, intervistata al festival di Sanremo, ha dichiarato di volersi far chiamare “direttore d’orchestra” e non direttrice.

Partiamo da qualche concetto fondamentale: 

 1. L’italiano è una lingua flessiva, ossia esprime relazioni grammaticali attraverso morfemi. In particolare, tra le altre cose, declina i nomi al maschile e femminile (es. amico > amica)**

 2. Le lingue sono il prodotto dei parlanti e come tali sono fluide, dinamiche e in continua evoluzione

Il problema dei femminili di alcuni ruoli professionali ha origini storiche e sociali. Le donne infatti in passato non avevano accesso ad alcune professioni (basti ricordare ad esempio che in Italia le donne hanno conquistato il diritto di voto in tempi abbastanza recenti, il 1° febbraio 1945), pertanto non esistevano le declinazioni al femminile che indicassero una donna sindaco, ingegnere, avvocato, architetto, ministro, ecc.

Le cose però (per fortuna) sono cambiate e oggi le donne permeano ogni livello e area della società. Eppure continuano a esserci molte resistenze a utilizzare al femminile i nomi dei ruoli professionali.

Una delle obiezioni principali di solito avanzate è che alcune parole “suonano male”. Eppure rispettano tutte le regole morfologiche di formazione delle parole dell’italiano. Ad esempio: sindaco > sindaca è prosodicamente identico a monaco > monaca, ma sindaca è un termine che a molti non piace.

Come dicevamo prima, l’italiano è una lingua flessiva e la declinazione maschile/femminile dei nomi è assolutamente normale, rientra nel sistema della nostra lingua che abbiamo ereditato dal latino.

Il punto probabilmente è un altro. Tornando a “direttrice/direttore d’orchestra”, il tema è la percezione di autorevolezza e competenza che si trasmette attraverso un termine maschile, e che si perde nella sua declinazione al femminile. Il termine direttore, nella mente di alcuni parlanti, fa riferimento a un ruolo  più alto e più prestigioso rispetto a direttrice.

Allo stesso modo, segretaria/segretario non sono termini sullo stesso livello. Tradizionalmente infatti la segretaria è l’assistente di qualcuno che ha un ruolo manageriale, mente il segretario è chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, dirige un organismo, un’associazione, un partito (ossia un capo).

In altre parole, la questione linguistica si intreccia a costrutti culturali che è necessario imparare a riconoscere e combattere per promuovere e legittimare la presenza delle donne in tutti gli ambiti e per preparare un futuro più equo per le nostre figlie. Sono già stati fatti alcuni passi in questa direzione, ma la strada è ancora lunga.

Qualche spunto per approfondire:
– Alma Sabatini, Il sessismo nella lingua italiana
– Cecilia Robustelli, Donne, grammatica e media
Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo del MIUR
Direttrice d’orchestra o direttore? Ne parla la linguista Giuliana Giusti
– Vera Gheno, Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole (link di Amazon)

*Linguista e femminista, nel 1986 Alma Sabatini ha fatto parte della Commissione governativa di Parità fra uomo e donna. Le sue Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana sono state pubblicate dal Governo italiano e poi incluse nel volume Il sessismo nella lingua italiana, edito nel 1987.

**Ovviamente la grammatica italiana è un po’ più complessa di così. Un ottimo riepilogo sul genere femminile nell’italiano si trova qui.

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